Druid
“Il cosmo è pieno di gente, spiriti e animali. I draghi ne hanno corrotti molti, ma non tutti coloro che incontri sono nemici. Con un cuore aperto, e abbastanza pazienza, puoi ancora trovare amici, persino sui piani. E allora avrai l’aiuto per ammazzare i mostri malvagi”
I Druidi sono chierici da mischia che forgiano legami con le creature Fae, per rafforzare il corpo, la mente e lo spirito attingendo alle energie magiche dei loro compagni.
Punti forti
Mentre i fragili maghi fanno combattere i propri minion al loro posto, il potente Druido attinge al legame con la propria Fae per combattere personalmente il proprio nemico. I druidi stessi sono combattenti formidabili, e usano i pet più come canali e fonti di potere che come attacco diretto.
Punti deboli
Il legame del druido con il proprio Fae Spirit è sia la chiave del suo potere che la sua più grande debolezza. I nemici che distruggono il compagno del druido riducono di molto la sua resistenza e prodezza.
Background
Le strade vuote e avvolte nella nebbia del villaggio di pescatori erano silenziose. Risuonò una canzone gioiosa, stonando con il terrore che soffocava questa città solitaria mentre cultisti senza volto si muovevano furtivamente fra le capanne. Una figura di bassa statura saltò fuori dalla nebbia, andando quasi a finire addosso correndo al terrificante sacerdote di Akylios. I suoi grandi occhi si alzarono e deglutì, percettibilmente.
“E tu chi sei, ragazzina?”, disse egli in tono untuoso.
“Non sono una ragazzina,” disse Asphodel, chierico di Tavril Nano, “e non penso che tu sia veramente un brav’uomo.”
“Oh no, per niente,” disse maliziosamente il Tidelord. “Profumi di innocenza e purezza, un’adeguata offerta.” L’Abissale cominciò subito a recitare un rituale di legame.
“Shh!” lo ammonì Asphodel, e la bocca del Tidelord si riempì di fiori.
Sputacchiando fuori i boccioli, egli fece cenno ai suoi seguaci di attaccare, e i Deep Ones arrivarono velocemente e balzarono su di lei ad artigli scoperti.
Asphodel impugnò un pesante shillelagh e mormorò una preghiera, e frammenti di roccia fuoriuscirono dal legno. Si gettò gaiamente nel mezzo degli uomini-granchio, agitando selvaggiamente il bastone con una forza che contraddiceva la sua statura. Artigli e gusci volavano per il mercato abbandonato, e anche se i Deep Ones le infliggevano feriti terribili, la Nana sembrava guarire istantaneamente in una pioggia di petali.
Il Tidelord sputò gli ultimi fuori dalla bocca e si rese conto di cosa stesse accadendo. “Fata!”, gridò.
Ed eccolo, uno spiritello sullo sfondo, che incanalava il suo potere nella Nana che colpiva a bastonate i suoi Deep Ones. Il Tidelord sorrise: i minion planare erano la sua specialità. Un dardo scuro volò dalla sua mano ad abbattere la piccola fata.
“Dianthe, no!” gridò Asphodel, che estrasse il bastone dalle viscide interiora dell’ultimo uomo-granchio per correre in aiuto della sua amica.
“Basta coi tuoi trucchetti, ragazza! Su un’isola in un mare di lacrime lo stesso Akylios mi ha insegnato le arti profane! Si avvolgerà la tua carne sul dito come un filo su una spoletta! Trasformerà le tue viscere in… in… oh…” e ad un gesto di Asphodel, il Tidelord crollò al suolo in un sonno incantato.
Asphodel guardò l’amica ferita. “Penso che avremo bisogno dell’aiuto di Lykon per questo.” La fatina annuì prima di svolazzare via.
“Ti ho sottovalutato,” disse sbadigliando il Tidelord mentre si alzava dall’acciottolato qualche momento dopo. “Quali forze ti permettono di legare il popolo delle fate al tuo volere?” Strinse il pugno e la contorta magia di Akylios si avvolse intorno alle sue braccia mentre ordinava ai polmoni di Asphodel di riempirsi di acqua di mare.
Mentre tossiva cercando di respirare, la Nana non distolse mai lo sguardio dal malvagio sacerdote. “Ecco cosa c’è di sbagliato nei vostri draghi. Essi pensano che tutto debba essere distrutto, contaminato o controllato. Ho pregato perchè non fossimo soli nell’universo, perchè… ci fossero spiriti del bene che potessero essere miei amici.”
Uno zoccolo fesso battè sul suolo dietro il Tidelord, e subito dopo crebbero piante rampicanti dal ciottolo frantumato. L’Abissale si girò in tempo solo per vedere un satiro corazzato torreggiare su di lui, l’ascia alzata per colpire, il fiato caldo nella nebbia.
“E ai miei amici non piace quando la gente cerca di farmi male.”